"Oceano di steppe
desolate e deserti di venti,
Foreste secolari e alte montagne innevate,
La Mongolia si offre incontaminata all'occhio del viaggiatore
Su questa terra di orrizonti senza confini,
Il vento delle pianure si mescola col blu del cielo
Per creare delle pitture impressionistiche
Fuggitivo come la luce è il passaggio
del cavaliere sulla pista,
Effimera è la stabilità della iurta nel cuore della collina
La Mongolia si merita... e lascia scoprire il suo splendore...
Piano piano...passo dopo passo
Secondo gli incontri e i capricci del suo clima"
LA PRIMA NOTTE NELLE STEPPE DI GENGIS KHAN
Tramite indirizzi trovati da ABM (www.abm.fr
), associazione di viaggiatori indipendenti dalla quale siamo membri,
avevamo deciso di nollegiare una jeep già dalla Svizzera, perchè
l'arrivo a Ulaan Bataar previsto per il primo giorno del Nadaan, non ci
avrebbe consentito di fare ricerche sul posto.
Dopo avere goduto i tre giorni del Nadan (i Mongoli si ritrovano in occasione
della festa nazionale per assistere ai loro tre giochi virili e preferiti
: tiro all'arco, lotta, corse a cavallo) era scoccata l'ora della partenza
per la steppa sulle orme di Gengis Khan.
La proprieteria della guest house, che tra l'altro ci aveva dato il proprio
appartamento per mancanza di posto, aveva raccomandato di essere pronti
per le ore 7.00. Alle 6.00 già dalla finestra spiavamo l'arrivo
della jeep, ma tutto era silenzioso in quel quartiere di Ulaan Bataar.
Verso le 7.30 vennero ad avvertirci di problemi riscontrati alla jeep
, quindi la partenza era posticipata di alcune ore. Il tempo scorreva,
si erano fatte le 16.00 e rischiavamo di fare tardi all' appuntamento
con Gengis Khan... Nell'aspettare, decidemmo di riconfermare i voli di
ritorno, visitare ancora la capitale, e conversare con i viaggiatori della
guest house, alcuni reduci di lunghi viaggi inbicicletta in provenienza
dalla Francia.
Ad un tratto, l'autista appare e senza avere il tempo di realizzare lasciammo
la capitale; già dopo pochi kilometri la steppa si estende all'infinito
con paessagi mozzafiato e splendidi, il tutto quasi all'imbrunire dava
una nota ancora più misteriosa alla steppa.
Mejet, l'autista, parlava poco la lingua di Shakespeare, e sapendosi in
ritardo non osavamo chiedere di fermarsi ad ogni passo per scattare fotografie.
I nostri occhi tentavano di registrare ogni paesaggio, ogni volto incontrato,
ogni animale che pascolava... La bellezza della steppa ci aveva già
conquistati , faceva battere più forte i nostri cuori e metteva
in allerta tutti i nostri sensi.
Ad una fermata per osservare e fotografare un ovoo ( gli ovoo, simboli
di buona fortuna sono dei tumoli votivi a cui i viaggiatori legano strisce
... continua -->