Avventure nel Mondo – Botswana 1994

Avventure nel Mondo - Botswana 1994

Itinerario del viaggio
Zimbabwe: Victoria Falls -> Botswana: Kasane -> Serondela ->Savuti -> North Gate Parco Moremi -> Third Bridge -> Maun -> Crociera su Okawango River -> Delta Okawango e visita Chief Island -> Maun ->Deserto del Kalahari ->Baines” Baobab -> Gweta ->Kubu Island -> Nata -> Kasane ->Zimbabwe:Victoria Falls

La più grande avventura di Enrico da single : 21 incredibili giorni di vita nella Savana, dormendo in tenda in aree totalmente aperte agli animali e mangiando al lume di lampada al kerosene.

Ci spostavamo ogni giorno a bordo di un automezzo Unimog 4*4 degli anni “50: ogni giorno del viaggio era una nuova scoperta. Abbiamo visto Leoni, Elefanti, Zebbre, Gnu, Impala, Struzzi, la Fish Eagle, Bufali, l”Uccello Segretario, una scena di caccia di Ghepardi, serpenti e molto altro. Tutto questo immerso in un paesaggio che definire meraviglioso è poco, con dei tramonti in cui ogni elemento passava dal dorato fino al rosso fuoco: giorni in cui la temperatura passava dai 30 gradi diurni ai 4 gradi noturni in un clima secchissimo nel quale non si sudava mai nemmeno a mezzogiorno. Notti stellate con ben in vista la Croce del Sud. Si tratta di un viaggio che rimane nelle ossa e nel cuore. Un viaggio indimenticabile …

1 agosto 1994
L”abbandono della civiltà

L”arrivo in Africa
Partenza da Aeroporto Milano Malpensa alle ore 19.00 su volo SouthAfrican Airways direzione Johannesbourg – SudAfrica. Conosco il gruppo di Avventure Nel Mondo. Capogruppo è Roberto Zini, di Carpi. Roberto è la classica persona che riesce sempre a spuntare sul prezzo di tutto e che ha mille forze.

Viaggiamo di notte, su un quadrimotore in una notte placida senza la minima turbolenza. Io non riesco mai a dormire in aereo e mi metto a pensare ai luoghi che avrei visto. Poi verso le tre del mattino mi viene in mente cosa ho messo nello zaino e scopro di aver dimenticato di mettere un ricambio dei pantaloni lunghi. Morale: ho un solo paio di Jeans per 21 giorni. Penso che in un modo o nell”altro mi sarei arrangiato.

2 agosto 1994
Victoria Falls

L”arrivo in SudAfrica
Arriviamo alle 9 in Sud Africa all”aeroporto di Johannesbourg, e attendiamo il volo che ci porterà a Victoria Falls nello Zimbabwe.

Victoria Falls: il campeggio
Entriamo in un campeggio a Victoria Falls, e montiamo le tende. Si tratta di un campeggio vicino ad una linea Ferroviaria dove passano treni con la locomotiva a vapore. Nel complesso è bello. Finalmente andiamo in bagno. Di quel bagno ho un ricordo indelebile: delle specie di urinatoi con attaccati alghe e muschio verde. Rimane il bagno peggiore di tutto il viaggio.

Le victoria Falls
Visitiamo le Victoria Falls: sono le cascate più belle dello Zimbabwe e tra le più alte dell”Africa. Sono alimentate dal fiume Zambesi che – grazie ad una frattura della terra – ha creato queste cascate. Sono uno spettacolo di turbinii d”acqua e arcobaleni di colore che si vedono percorrendo un sentiero immerso nella natura. La prima cosa che mi colpisce sono i Babbuini: è la prima volta che ne vedo uno dal vivo, mentre si mangia una buccia d”arancia trovata da qualche parte. Inizio a scattare una serie di foto alle cascate.

In serata
Andiamo a mangiare in una Steak House e assaggiamo per la prima volta la carne di questa regione dell”Africa che è buonissima. Siamo un pò stanchi per la notte in aereo e soprattutto abbiamo voglia di festeggiare l”inizio nostro viaggio

3 agosto 1994
In Zambia in Bicicletta

L”alba sulle cascate
Ci svegliamo alle 5 e 40 per vedere le cascate all”alba. Uno spettacolo stupendo, l”aria secca si unisce ai vapori d”acqua delle cascate. I colori cambiano ogni minuto in attesa dell”alba.
Victoria Falls è un piccolo paese in un triangolo compreso tra lo Zimbabwe, il Botswana e lo Zambia. É una località di confine e molto visitata dai turisti che si recano nel ricco Botswana. Lo Zimbabwe nel 1994 era uno Stato non molto ricco e a Victoria Falls molte persone praticavano cambio illegale. Ci abbiamo provato anche noi soltanto che ci è andata male. Lo "scambista" aveva una mazzetta con in superficie alcune banconote di grosso taglio e in mezzo banconote di pochi valori, mi riferisco agli Zimba Dollars, valuta ufficiale dello Zimbabwe.

“Gnami “Gnami e lo Zambia
Dopo questo episodio compriamo tutti una statuetta di “Gnami “Gnami: si tratta di una divinità – “Gnami “Gnami è "the God of the Great River Zambesi" ci spiegano ed è considerato portatore di buona sorte. Effettuato l”acquisto decidiamo di affittare delle biciclette e di passare il confine con lo Zambia che dista pochissimi chilometri dal Botswana in modo da vedere il retro delle cascate. “Gnami “Gnami ci accompagnerà per tutto il viaggio proteggendoci: stiamo diventando molto animisti. La cultura del Botswana favorisce questo

In serata
Finalmente si cena. Le nostre cene si svolgono attorno al fuoco su un telo di plastica che noi chiamiamo tovaglia. Dall”Italia abbiamo portato molte scorte alimentari e per questo i primi giorni mangiamo molto italiano. Sembriamo il villaggio gallico di Asterix attorno al fuoco, ci manca solo il bardo. Non mi sento tanto bene: mi gira la testa e sono fiacco

4 agosto 1994
Riposando placidamente a Victoria Falls

Riva dello Zambesi
Decido di non partecipare al Rafting sul fiume. Non ho la febbre, ma ho un pò di tosse e mi sento stanco. Come al solito il condizionatore dell”aereo mi ha un pò ingannato. A volte mi capita. Mi imbottisco di aspirine e farmaci e sto con metà gruppo sulla riva dello Zambesi a vedere un ippopotamo che riposa nel fiume.
La vegetazione dello Zambesi è piena di alberi e piante rampicanti: assomiglia ai paesaggi tropicali e non ci sono Baobab.

Finalmente le Lampade a Kerosene
Spesa a Victoria Falls: troviamo delle meravigliose lampade a Kerosene di quelle che si usavano nel telefilm "La casa nella prateria". Ovviamente ne compriamo 3 o 4. Ci faranno compagnia per tutto il viaggio

L”incontro con Bhetta
La sera al campeggio, incontro alle docce Bhetta. Bhetta sarà la nostra guida. È un ragazzo sulla trentina alto quasi due metri e dalla carnagione di un marrone scurissimo tendente al nero. Parla bene l”inglese e, cosa che mi ha sempre colpito nella popolazione Tswana, sorride sempre. Il sorriso della gente del Botswana è solare e cordiale, ti riempie di voglia di parlare e elimina ogni diffidenza. È il
sorriso di quelle persone che si fidano e non hanno nulla da temere da te. Facciamo conoscenza con lui e ci mettiamo d”accordo per il giorno successivo per entrare finalmente in BOTSWANA.

5 agosto 1994
Kasane

Il nostro Unimog
Ormai ristabilito da qualsiasi avvisaglia di influenza, mi imbarco sull”UNIMOG. L”unimog sarà la nostra casa con le ruote per tutto il viaggio. E” un mezzo 4*4 degli anni 50 con dietro un carrello dove mettiamo gli zaini. Lo battezziamo il Truck (almeno io lo chiamo sempre così).

Entrando in Botswana: kazungula
È la città doganale porta del Botswana: sbrighiamo velocemente (20 minuti) le pratiche doganali e siamo finalmente in Botswana. Il Botswana d”inverno (che corrisponde come periodo da giugno ad agosto) si presenta un pò brullo, almeno nella parte di Kasane. Lungo la strada vediamo un elefante in lontananza e tutti rimaniamo affascinati dal nostro primo incontro.

Finalmente a Kasane
Alloggiamo un un Camping molto bello sul fiume Chobe. Dentro il camping passano Manguste, scimmie e anche pare un elefante (che però non è venuto pur lasciando evidenti … tracce). Sarà il nostro ultimo campeggio per molti giorni.

La crociera sul Chobe
Facciamo la nostra prima crociera nel Chobe a bordo di alcune lance. Vediamo da vicino Ippopotami, branchi di Elefanti, Elefantesse ed elefantini, degli Incata e la maestosa Fish Eagle.

Un Tramonto sul Chobe
Assisto al tramonto più bello della mia vita. Dietro il campeggio – dopo una doccia – vado a vedere il tramonto. Ancora adesso – dopo 5 anni – ricordo quei colori – come se li avessi davanti agli occhi. Hanno ragione i sostenitori del Mal D”Africa: è una dolce malattia che non ti lascia più per tutta la vita e forse dà un senso alla vita.

Cena stellare
Allegra cenetta con grande soddisfazione di tutti noi. Finalmente entriamo nel vivo del nostro viaggio.
Dopo cena, dopo aver lavato i piatti, ci stendiamo tutti sulla tovaglia. Non ci sono luci e spegnamo le lampade a Kerosene. Compaiono le stelle con una evidentissima via lattea. Sono numerosissime e ogni tanto vediamo qualche satellite passare. Si riconosce benissimo la croce del sud. Uno spettacolo meraviglioso.

6 agosto 1994
Serondela – Parco Chobe

Sveglia la mattina presto
Ci svegliamo intorno alle 6 del mattino, quando spunta l”alba. Facciamo colazione a base di Tea oppure Nescafé con dei biscottini le "Marie" che a me piacciono molto. Io sono un dormiglione eppure non ho assolutamente sentito il colpo di queste levatacce. Piuttosto di notte fa moltissimo freddo: in Botswana, l”aria è secchissima, di conseguenza di giorno fa un caldo molto secco simile a quello dei forni del pane, e, nonappena tramonta il sole, nel giro di pochi minuti l”aria diventa gelida e bisogna mettersi il paille. Di notte si scende a 10-13 gradi e nel deserto anche sotto i 10.

Nel parco del Chobe
Dopo aver staccato il rimorchio del truck, entriamo nel parco del Chobe con il giro della mattina. È il primo giro che facciamo nei parchi. La luce della mattina è di un rosa vivissimo e tutto assume i contorni di una atmosfera candida.
Nei parchi ci sono delle regole che bisogna rispettare per non disturbare gli animali e anche per la sicurezza di tutti. Si deve girare esclusivamente a bordo del Truck, non si può assolutamente scendere (nemmeno per la pipì !!!). Il Truck deve stare esclusivamente nelle piste che sono tracciate in modo da non disturbare gli animali. Tutto è fatto in funzione dell”ecosistema animale che non deve essere assolutamente disturbato. È bello vedere quanto rispetto e civiltà esiste in questi parchi.
La mattina presto, vediamo il nostro primo branco di leoni. Alcuni leoni sono giovani, altri hanno già la criniera ben formata. Vediamo anche alcune giraffe.

Il furto dei babbuini
Al campeggio, di ritorno dal nostro giro, abbiamo una curiosa sorpresa: i babbuini hanno squarciato il telo di protezione del rimorchio del Truck e hanno rovistato nella sacca viveri rubandoci i biscotti e la frutta. Mario – l”ingegnere del gruppo – cerca di recuperare la merce ma il più grande dei babbuini gli fa capire che è persa. Per un certo tempo però c”è stata una divertentissima sfida tra loro due tra gridi di guerra e occhiate. Poi la civiltà ha perso mestamente. Addio colazione !!!

Foto e lince
Dopo cena scatto alcune foto in notturna di 16 e 11 minuti. Mentre vado a dormire punto la mia torcia nella radura e mi accorgo che due occhi ci spiano. Guardiamo bene e ipotizziamo che sia una lince che ci spia.

7 agosto 1994
Savuti – 150 chilometri da Serondela

Verso Savuti
Ci spostiamo con il Truck verso savuti. È una giornata massacrante: dobbiamo percorrere 150 chilometri per raggiungere Savuti e il mezzo, su quelle strade, non può andare più di 20/30 chilometri all”ora. Ci mettiamo una giornata intera. Mentre passiamo dobbiamo fermarci perchè vediamo due leoni che avevano appena mangiato (dal loro muso si vedevano tracce di sangue) e che placidamente dormivano sulla strada. Li osserviamo con molta attenzione. Pochi metri più avanti vediamo la carcassa di un elefante. Betha ci dice che probabilmente era morto di vecchiaia. Era pieno di Avvoltoi che ne stavano divorando ciò che rimaneva e i due sciacalli (che sono molto timidi) appena ci siamo avvicinati con il camion se ne sono andati. Betha (la nostra guida) per noi si sta rivelando sempre più prezioso. Ha un occhio di lince e una conoscenza della fauna notevolissima. Inoltre lo capiamo senza troppi problemi perchè parla un inglese corretto e chiaro.
Dopo 60 chilometri il nostro Unimog si ferma. Betha lo ripara: semplicemente il carburatore si sporca e bisogna pulirlo. È un inconveniente che si ripresenterà molto spesso.

Savuti: regole di un”area accampamento
Dormiamo per la prima volta in un area accampamento. Le aree accampamento sono spazi dentro i parchi in cui ci si può accampare. Non sono assolutamente delimitate. Semplicemente sono messe in modo da non disturbare le ronde degli animali. A volte c”è un bagno e a volte delle docce. È curioso il sistema di riscaldamento fatto da un barile di benzina nel quale passa una serpentina di tubi che pesca dalla falda collegata da una pompa (in Botswana c”è molta acqua). Sotto il barile si posizionano dei rami e gli si dà fuoco. Il fuoco scalda il barile e le serpentine e l”acqua che passa arriva alle docce bollente (c”è il rischio di ustione). Ovviamente, se nessuno accende il fuoco, l”acqua è gelida.
Betha ci spiega le regole della notte nell”area campeggio. Di notte non bisogna andare in bagno e non bisogna girare per il campeggio. Dentro le tende gli animali non entr
ano mai (o almeno quasi mai) a condizione non ci sia cibo. Se proprio bisogna uscire (bisogni impellenti) è necessario controllare con la torcia che non ci siano animali nei dintorni. Si va dietro la tenda e non ci si reca assolutamente in bagno: il percorso sarebbe troppo lungo e rischioso. La regola è semplice: se si sta dentro la tenda non si corrono rischi, se si esce sì.
Noi sapevamo già che durante la giornata bisognava lasciare le tende completamente vuote e spalancate, tenendo gli zaini nel rimorchio che ci portiamo dietro dal furto dei babbuini. In questo modo gli animali possono curiosare dentro le tende, vedere che non c”è cibo e uscire senza romperle.

8 agosto 1994
Moremi – ingresso North Gate

Nel parco di Moremi
Giriamo nel parco di Moremi meta l”ingresso di North Gate. Avvistiamo moltissimi animali: Leonesse e leone, zebre e struzzi, l”uccello segretario, bufali. La vegetazione sta mutando. Bellissime foto al tramonto

Finalmente una doccia
Finalmente una doccia dopo due giorni di forzata astinenza. Elimino moltissima polvere: in Botswana ci si impolvera sempre, praticamente si è sempre impolverati. La mia torcia elettrica inizia ad avere dei problemi: è entrata della sabbia dentro e non sempre fa bene contatto. Non è bello rimanere completamente al buio di notte. Mi arrangio e riesco a farla funzionare

9 agosto 1994
Third Bridge

Scena di Caccia
Durante i nostri safari vediamo una scena di caccia. Un branco di ghepardi attacca un branco di Impala. Ad averne la peggio è il più esterno degli impala. Non il più debole, semplicemente quello che stava più all”esterno ed era soggetto alla presa. Abbiamo visto uno scatto di un ghepardo, fulmineo (raggiungono circa i 90 km orari) accompagnato da una nuvola di polvere. Poi l”impala tenuto fermo dagli altri tre ghepardi, impegnati a soffocarlo. Una scena molto cruenta: il ghepardo che lo ha cacciato, era troppo stanco per mangiarlo subito. Lo scatto aveva assorbito le sue energie. Da lontano delle jene si sono avvicinate, senza però partecipare al banchetto.

Gli elefanti e le cabine gabinetto
Abbiamo visto molti leoni vicino all”accampamento, ma praticamente nessuno vicino alle tende. Una cosa carina: vicino a Third Bridge c”è una pozza d”acqua artificiale. È stata fatta per dissetare gli animali. I bagni di Third Bridge sono inutilizzabili a causa di una improvvisa siccità. Per bere gli elefanti hanno scoperchiato con le loro proboscidi il tetto e hanno rotto i W.C. cercando l”acqua. vviamente hanno spaccato anche le tubature e si sono finalmente dissetati. A causa di questo si è creata la pozza d”acqua.

10 agosto 1994
Maun

Maun
Arriviamo a Maun, un centro abitato del Botswana e alloggiamo in un campeggio questa volta vero. Mi colpisce la vista di un inglese che anziché avere la tenda come tutti, meglio doppio telo, dormiva in una semplice zanzariera. Forse se si fosse comprato una guida prima di partire avrebbe saputo che in Botswana fa freddo ed è necessario avere una tenda e un sacco a pelo di piumino d”oca oppure anatra.
Maun è una importante città del Botswana dal punto di vista commerciale ed è anche un centro turistico perchè facendovi tappa si raggiunge facilmente le Tsodilo Hills. Vista la bellezza della vacanza incremento i miei 15 rullini con altri 3 di diapositive: ormai ho capito che faccio un rullino al giorno. Per noi questa giornata rappresenta uno scalo tecnico per la visita di domani alle Tsodilo Hills

11 agosto 1994
Le Tsodilo Hills

In CESSNA sul delta
Voliamo in CESSNA passando sopra il delta dell”Okawango. È la prima volta che volo su un CESSNA: sembra di volare sopra una zanzara. Durante il tragitto abbiamo preso un vuoto d”aria e tutto è andato sotto sopra.

le Tsodilo Hills
È una culla del mondo per molti motivi: non è un classico deserto di sabbia – dice la mia guida clup – ma un vasto deposito di sedimenti sabbiosi. In passato c”erano acque perenni e paludi. Noi abbiamo visitato le Tsodilo Hills: in questa regione vivono nel deserto gli ultimi discendenti dei Boscimani o Ottentoti, una società semplice dalle origini antichissime e dalla lingua particolare: parlano un linguaggio quasi senza vocali e consolanti fatto di click sonori.
Altra bellezza delle Tsodilo Hills sono le pitture rupestri: sono pitture antichissime che grazie al clima del deserto sono resistite alla storia. In esse sono rappresentate scene di pesca e animali come i pinguini che testimoniano il progressivo ritirarsi nei secoli del mare dal Botswana.
Nel complesso è stata una gita veramente affascinante.

Piccola curiosità da deserto
Il nostro gruppo ben organizzato e sempre attrezzato è riuscito a dimenticare praticamente la scorta d”acqua. Avevamo in 12 persone forse mezzo litro d”acqua e praticamente ognuno di noi si è dimenticato la borraccia in tenda. COMPLIMENTI!!!

12 agosto 1994
Sul delta dell”Okawango

Inizio crociera sull Okawango
Iniziamo la nostra crociera sull”Okawango. L”Okawango è un fiume molto particolare dell”Africa. Infatti nasce in Africa e muore in Africa senza gettarsi nel mare. Ha un immenso Delta, il Delta dell”Okawango appunto – che è un bacino di evaporazione molto poco profondo.
Betha non ci segue. Abbiamo due nuove guide dai nomi incomprensibili che parlano malissimo l”inglese. Praticamente nessuno riesce a capirli, ma non fa nulla. La crociera si svolge su due lance a motore. Vediamo delle bellissime ninfee e splendidi uccelli.

Campeggio ad Mprota Island
La giornata è soleggiata e c”è un fortissimo vento. Campeggiamo ad Mprota Island, una bellissima isola. Mettiamo le tende sotto un immenso albero del Pane con i frutti ben sviluppati. Facciamo un bagno anche se avremmo dovuto fare più attenzione ai coccodrilli. Mah, ormai è fatta e io sono qui con tutti i miei arti a scrivervi.

I serpenti nei Mokoro
I Mokoro sono delle imbarcazioni in legno utilizzate per navigare sul Delta. Sono simili a piccole canoe e hanno sul fondo della paglia. Hanno trovato sotto la paglia un bel serpente. Non erano molto felici.

13 agosto 1994
Sul delta dell”Okawango

Vento nella notte
Di notte si alza un forte vento.

Chief Island
Continuamo il nostro giro e approdiamo sulla Chief Island, dove percorriamo finalmente un tratto a piedi. In questo viaggio si sta molto su camion, lance a motore, ma si cammina poco. La vegetazione
di questa isola è molto bella e particolare.

Un giro sui Mokoro.
Il pomeriggio facciamo un molto turistico giro sui Mokoro, quelle piccole imbarcazioni del delta dell”Okawango. Sarà turistico, ma è molto bello e faccio molte foto tra cui molti controluce.
Durante questo giro affiora dall”acqua un ippopotamo: era – per fortuna – molto distante da noi (può essere rischioso se un ippopotamo capovolge una barca affiorando).

14 agosto 1994
Verso il Kalahari

Visita a villaggio sull”Okawango
Visitiamo un villaggio sull”Okawango immerso in un meraviglioso canneto. Pranziamo all”ombra di un Baobab. Ci colpisce un bambino che gioca con una automobilina fatta con il fil di ferro e che ha le ruote sterzanti e sfilabili.
La sera dormiamo a Maun per l”ultima volta. Da domani si parte per il Kalahari

15 agosto 1994
Il Kalahari

I pans
I pans sono dei laghi salini che durante la stagione secca diventano delle immense distese di terriccio color selene crostoso. Sembrano un paesaggio lunare. Sono distese immense di nulla, un deserto bianco in cui quando cammini senti la terra crepitare.
A me i Pans fanno un effetto particolare: mi sembrano avvolti in una atmosfera onirica, il freddo dei pans unito a queste strade che si perdono nel nulla sembrano rimandare gli echi di atmosfere psichedeliche. Se dovessi fare un paragone, assomigliano vagamente alla solfatara del LIVE AT POMPEII dei Pink Floyd. L”atmosfera è molto simile.

Baines” Baobabs
Baines Baobabs è una isola in un mare di fango, è un”isola che non c”è. Un posto magico e incredibile, sembra di entrare in un quadro surrealista con colori da espressionista. In una landa desolata dove esistono solamente i pensieri di chi la percorre, di colpo si trova una isola piena di Baobab. Quella è Baines” Baobabs. Ho scattato delle meravigliose foto al tramonto e una in notturna.

La sera meditando per i Pans
Camminavo nei pans illuminati dalla luna piena e ascoltavo il flusso dei miei pensieri. Questo è il bello della parte terminale di questo viaggio, quest”atmosfera intimista. L”Africa è riuscita a far riaffiorare l”umanità che a volte l”occidente e la civiltà ti fanno perdere. Mentre camminavo mi sembrava di essere di notte in un ghiacciaio e di camminare nella neve dura. A volte mi sembrava di confondermi: non capivo se ero sul Plateau Rosa del Breuil Cervinia oppure nella punta dell”Africa

16 agosto 1994
Baines” Baobabs

La mattina tra i Baobabs
I baobabs sono alberi maestosi ed ingenui. Sono come il Piccolo Principe di Saint Exuperi con quel modo di pensare così lineare e così modesto che lo rende grandioso. Stare sotto un Baobab aiuta a pensare e ti svela il senso semplice e profondo delle cose. Forse la complessità è complessa appunto perché non riusciamo a vederne i principi elementari: è proprio vero, baobab aiutano a decostruire.

Partenza per Gweta
Arriviamo alle 15.00 in un campeggio bellissimo (addirittura con piscina) Purtroppo però a Gweta c”è poco da visitare. É solo uno scalo tecnico per arrivare alla Kubu Island. Durante il tragitto vediamo diversi struzzi.

Birra e … vermi
Nel campeggio troviamo addirittura un Bar e delle sedie: da molti giorni non ci sediamo che per terra. Ci fermiamo e finalmente prendo una birra. Era da tempo che volevo bermene una. Mi assento un attimo per cercare di fare la terza telefonata (dovevo ogni tanto dire alla mia famiglia che ero ancora vivo e che non ero stato divorato da un leone). Al ritorno i miei amici mi danno in mano una cosa secca e nera simile ad una sardina e mi dicono: "prova, assaggia". La assaggio e la trovo proprio buona, chiedo cosè e loro mi dicono. "Vermi, Vermetti di Mopane. Sono come le patatine. Li vendono nel pacchetto." Continuo a mangiarli nella birra e ne compro 4 pacchetti. Erano veramente gustosi.
Ho poi scoperto in un libro che si possono mangiare essiccati come ho fatto io, oppure fritti, oppure crudi, mozzandogli la testa. Da Provare

La sera in un "pub"
La sera entriamo in città e ci cacciamo dentro un locale con una luce e una ventina di bottiglie. Loro lo chiamano Pub. Conosciamo un pò di gente locale. Non è stato semplice comunicare, ma ci siamo riusciti. E” stato bello perchè si è trattato di un incontro tra due culture differenti in una piattaforma – il pub – da tutte e due conosciuta

17 agosto 1994
Kubu Island

L”isola perduta
Sembra proprio un”isola perduta in un mare di Pans. È un insieme di sensazioni indescrivibili stare in questo posto. Visto uno dei tramonti più belli della mia vita, uno dei tanti che l”Africa mi ha abituato a vedere. Che posto meraviglioso.

Campeggiamo sotto un Baobab
Dormiamo sotto le braccia protettrici di un grande Baobab. Mentre mi addormento penso a quanto ho fatto bene ad andare in Botswana. Penso che se anche un giorno non avrò più i soldi per mangiare, almeno nella vita posso dire a me stesso di avere vissuto ventun giorni in un luogo dimenticato dalla civiltà.

18 agosto 1994
Concludendo il nostro viaggio

Verso Kasane
Ci svegliamo alle 6.00 per vedere l”ultima alba. Nel deserto fa veramente molto freddo. E ci prepariamo per partire e fare ritorno a Kasane, laddove abbiamo iniziato il viaggio.

NATA e le anatre del campeggio
Nata è un villaggio particolare: ci serve come scalo tecnico per avvicinarci allo Zimbabwe. Gli abitanti di Nata sostengono che Nata sia il posto dove inizia il vero Botswana. Arrivati a Nata alloggiamo in un campeggio carino che ha un ottimo sistema di controllo per i pagamenti delle notti. Un recinto di anatre che controlla chi entra e chi esce. Funzionale ed ecologico.

19 agosto 1994
Addio al Botswana

Un”ultima crociera
Decidiamo di fare un”ultima crociera sul Chobe. Dobbiamo lottare contro il tempo e una piccola coda di turisti perché non abbiamo prenotato ma ci riusciamo.
È commovente il nostro commiato con l”Africa. I colori del tramonto sono indescrivibili. Un”aquila pescatrice ci guarda da un albero. Chissà cosa pensera di noi?

La sera al campeggio
Le nostre ultime cene: siamo molto contenti di noi e del nostro viaggio. Abbiamo fu
nzionato bene come gruppo e ci siamo molto affiatati. Ma siamo anche un pò malinconici. Naturalmente decidiamo di rivederci in Italia.
Dal diario del campeggio scopriamo che Piero Angela è stato a Kasane 15 giorni prima di noi.

Il Mal d”Africa
Ci svegliamo come al solito prestissimo e partiamo per Kasane. Arriviamo alle 15 e alloggiamo di nuovo nello stesso campeggio da dove siamo partiti. L”atmosfera non è delle migliori. Abbiamo il mal d”Africa e non riusciamo a staccarci da questo paese.

20 agosto 1994
Verso Johannesbourg

Victoria Falls
Arriviamo a Victoria Falls per recarci in aeroporto. Il mio distacco dal Botswana è stato poco doloroso. Qualcosa dentro di me mi diceva che me lo sarei portato dentro per tutta la vita.

Salutando Betha
Salutiamo Betha, la nostra guida. É stata portentosa. Senza di lui non avremmo visto la scena di caccia e moltissime specie animali. Ci siamo molto affezionati a lui e poi – parlando in aeroporto in SudAfrica con altri gruppi – abbiamo capito quanto siamo stati fortunati ad avere lui come guida.

Johannesbourg
Siamo nella civiltà, arriviamo alle 15 in aeroporto e prenotiamo un ostello dove il proprietario, un nazista, cerca di farci dormire in uno squallido corridoio. Noi ci rifiutiamo e nasce un litigio che per poco non sfocia in una rissa.
Alloggiamo al DIPLOMAT HOTEL, uno squallidissimo hotel a ore dove tutte le stanze hanno le porte forzate. Johannesbourg è una città violentissima ed invivibile. Ovunque ci sono inferriate e ovunque vediamo furti. Mi colpisce molto il fatto che in un centro commerciale la polizia privata ci dice di camminare uniti e di tenere strettissime le borse.

…rimpiango il Botswana
Ma dove sono capitato !?! Devo passare una giornata in questo posto pieno di semafori di gente che non sorride, di furti, di miseria, di disperazione.
Mentre cammino in questo inferno a cielo aperto, mi scorrono le immagini dei sorrisi delle persone incontrate in Botswana, dei bambini, degli elefanti che mangiano, della Fish Eagle che vola, dei Baobab, degli uccelli, della natura, dei babbuini che ci rubano la colazione, dei tramonti e di tutto.
Francamente per un momento ho capito che a QUESTA CIVILTÀ preferisco la semplicità del Botswana. Lo so, è il solito sfogo dell”occidentale avanzato che, se per più di 30 giorni non ha la luce, potrebbe suicidarsi e che si permette il lusso di sputare nel piatto in cui mangia. Ma lasciatemelo dire lo stesso. Io rimpiango Baines” Baobabs !!!

21 agosto 1994
Aeroporto di Johannesbourg

“Gnami “Gnami inizia ad abbandonarci
Inutile shopping mattutino per riempire un pò di ore. Johannesbourg è una città squadrata. Ogni via di ogni quartiere è perpendicolare all”altra. Per uno strano scherzo i nostri “gnami “gnami iniziano a cadere e a rompersi. A qualcuno si rompe il filo e va per terra, altri li smarriscono. Forse questa divinità animista non ha alcuna funzione nella civiltà. Il mio si romperà in Italia. “Gnami “Gnami ci ha portato molto bene in Africa, ma quando ci si reoccidentalizza si diventa meno animisti e “Gnami “Gnami perde la propria funzione rompendosi.

All”aeroporto
Prendiamo l”aereo per l”Italia: viaggiamo in BUSINESS CLASS, “Gnami “Gnami ci ha protetto di nuovo.

Ora il viaggio
è davvero concluso

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