Una coppia russa ad Ischia

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I giardini di Poseidon – Grazie alle nostre amiche, abbiamo trascorso le ferie nei Giardini di Poseidon, facendo le cure termali. Questo magnifico parco si trova nella romantica baia di Citara, verso Sud-Ovest d”Ischia, sul fianco destro di Punta Imperatore. Lì abbiamo conosciuto una coppia di giovani sposi che abitavano nel nostro hotel e che avevano esplorato tutta l”isola in lungo e in largo con i suoi bei comuni e le sue fonti termali. A loro avviso, i Giardini di Poseidon sono il parco migliore dell”isola per la sua bellezza, comodità, compattezza e capacità – basti pensare al fatto che contiene circa 28 complessi termali. Nel 2007 il parco ha compiuto 50 anni. Il padrone del parco, tedesco di nascita, sa conciliare bene due qualità: pragmatismo e un atteggiamento premuroso nei confronti di noi visitatori. Anche se il parco era quasi sempre pieno di persone, nessuno ci dava fastidio e non c”era nemmeno l”ombra di quelle file interminabili alle quali siamo abituati nella nostra città. Tutto era perfetto, collocato nel posto giusto, e in ogni angolo del parco si respirava una miriade di buonissimi profumi della vegetazione tipica del luogo insieme all”aria di mare. I Giardini di Poseidon, con le sue piscine d”acqua termale e marina, si estendono lungo la costa occidenale dell”isola d”Ischia. Il lido adiacente al parco presentava una spiaggia di sabbia con sedie a sdraio e comodi ombrelloni che ci sembravano un pòesotici per le loro punte fatte di paglia di bambù, inoltre c”era il fondo sabbioso del mare che gradualmente si trasformava in scogli e labirinti sottomarini. L”acqua del mare da quelle parti era molto chiara, pulita e sorprendentemente sapeva un pò di resina. Io e mia moglie Nina abbiamo subito notato la differenza fra l”acqua marina ischitana e quella del nostro amatissimo Mar Nero, in particolare, vicino la costa meridionale di Crimea. Se si faceva un bagno lì e, una volta usciti, non si faceva la doccia, il tuo corpo diventava bianco di sale, e inoltre, una volta lavato via, si vedeva l”abbronzatura. Ad Ischia quei procedimenti non erano necessari – non si capiva se avevi fatto un tuffo al mare oppure fatto la doccia. Se guardavamo il parco dal centro di Forio, così magnifico e maestoso, non potevamo nemmeno immaginare che in mezzo alla spiaggia comunale ai piedi di Punta Imperatore esistesse quel paradiso terrestre. Dall”alto ci sembrava così piccolo, pieno di vegetazione selvatica; torno a ripetere, è un posto magnifico, il frutto del lavoro manuale e dell”intelletto di un architetto di grande talento, grazie al quale si poteva contemplare il miracolo dei Giardini di Poseidon. Più tempo stavamo lì, più forte ci attraeva e non ci lasciava andare via. Solo riprendendo il fiato dopo una certa ebbrezza cominciavamo a vedere la realtà ischitana più profondamente. Analizzando bene tutto quello che creò l”Uomo sulla Terra, si capisce a livello subconscio che cosa c”era dietro: innanzitutto, la profonda convinzione dell”architetto di fare tutto il possibile per rendere il posto brillante, comodo, vivibile e al tempo stesso conservare nel tempo quella bellezza e mantenerla intatta. E con quel pensiero la realtà ischitana creata dall”Uomo non domina sulla Natura – sono in perfetta sintonia. Nei Giardini di Poseidon ammiravamo il convito dei molteplici alberi: palme, cactus, bambù, oleandri ed altri che si distinguevano da altre piante con le sue forme semplici e molto curate. Non scorderemo mai i recinti vivi, una serpentina di stradine e sentieri fatti di pietra nera e grigia o semplicemente di mattone, le grotte e le terrazze ed altre costruzioni con diverse superfici decorate con begli oggetti di ceramica. Una moltitudine di erbe che si arricciavano come i capelli di una bella donna, feste di fiori nelle aiuole, così soli e superbi come soldatini di stagno o ballerine, i quali rendevano il paesaggio ancora più attraente. Rivoletti, stagni, piscine, scogliere facevano parte della fantasia polifonica dell”armonia eterna, non c”era un solo elemento in contrasto col paesaggio, niente dominava su niente. Tutto era in perfetta armonia. E sopra quelle creazioni divine c”erano il cielo e il sole, il mare, i flussi di aria salubre che ti toglievano la stanchezza, oppure il vento con le sue raffiche nervose ed indomabili, le pioggie e i tuoni, e se volete, una notte sotto le stelle e la musica nella sala da ballo per i turisti. Notte e giorno, tuono e vento Il vento suona con l”orchestra, Il mare fa il solista, Di notte le pioggie coprono la terra Assieme ai tuoni e lampeggi. Di mattina si sente il rumore del mare E delle nuvole nervose. Il venticello ha accarezzato le palme e gli oleandri. Si sente il fremito del mare, Hai la pietra dura sotto i piedi. Sono al paradiso! – penso io. Il mare lava il granito. I miei pensieri sono il vento. La sera e il mattino sembrano uguali. Provo una sensazione strana Le note dei capricci fanno una melodia. Le onde di Amur del waltzer Sono la luce che mi purifica. Nella nostra amicizia vedo la forza E l”alba attesa così tanto. Ogni mattina, dopo le dieci, venivamo al parco, occupavamo i nostri posti in spiaggia e contemporaneamente vicino alla piscina termale lasciavamo le nostre cose. Dopo un”ora trascorsa in spiaggia, dove prendevamo il sole, nuotavamo, stavamo sotto un ombrellone o semplicemente passeggiavamo lungo la riva e guardavamo le persone, andavamo subito al parco a fare le cure termali. Durante la passeggiata ascoltavamo con attenzione i discorsi degli ischitani senza capire niente. Il suono della loro lingua ci sembrava la più bella musica del mondo accompagnata dal rumore delle onde marine e delle raffiche di vento. Durante gli intervalli fra una cura e l”altra, praticavamo uno sport che consisteva nel camminare da un complesso termale all”altro per stradine serpeggianti che ci portavano ora in alto ora in basso. Salivamo e scendevamo per quelle scalette particolari verso le piazzette e terrazze dove si trovavano le piscine. La piazzetta più alta con la piscina termale si trovava circa a 60-70 metri sul livello del mare. Tutto il territorio dei Giardini di Poseidon ci sembrava una superficie bizzarra: nell”osservare il paesaggio dall”alto pensavo a un Colosso, personaggio di mille fiabe, che milioni di anni fa, prese in mano un monte, ne tagliò un pezzo, lo strinse e lo sbriciolò nella mano, e poi lo sparse per terra, e col passare degli anni quei bricioli si trasformarono in quelle piazzette con scalette con il mare blu come sottofondo. Certo, potete pensare che quel Colosso fu un grande vulcano, fonte di acque termali così preziose. E quel vulcano trasmetteva amore verso il sole con i suoi dipinti senza pensare a niente, e così fece un miracolo! Devo dire che anche l”Uomo fece un passo avanti nello scoprire i misteri della natura e costruire quel parco. Eccoci davanti al muro più alto, di qualche decina di metri. Anzi, non era un muro, ma qualcos”altro, creato con l”aiuto del calore, dell”umidità, del freddo e del vento.. Qualcos”altro che si trasformò in un monumento d”arte, dove ognuno poteva vedere e ricreare quello che esisteva prima, senza fare niente, solo osservando e fantasticando fino al momento in cui senti l”energia dell”estasi. Ognuno vede ciò che vuole: agli uni il muro sembra una montagna di cr? che si mangiano da noi in Russia a Masleniza, nella settimana in cui si dice addio all”inverno, agli altri
può sembrare un palmo della mano piena di rughe, oppure una bella rosa, simbolo d”amore; probabilmente qualcuno tenta di decifrare le scritte geroglifiche del muro, come se fossero messaggi misteriosi lasciati dagli extraterrestri. Torno a ripetere, ognuno può vedere ciò che vuole… Come dicevo prima, una volta siamo andati a Negombo per vedere un altro parco termale con i nostri vicini di hotel. Lì era tutto diverso. Forse perchè a Negombo il proprietario del parco è di origine italiana, mentre nei Giardini di Poseidon è di origine tedesca. L”italiano sembra essersi imposto l”obiettivo di conservare la naturalezza del parco e lasciare così la possibilità di sentire la continuità del tempo. Forse è per questo che il parco di Negombo è caratterizzato da meno comfort e raffinatezza, appare intatto e un pò trascurato – e solo così ti immergi nella naturalezza e nella bellezza del parco, nella pace e nell”aria colma di profumi di diversi alberi e fiori. A Negombo c”è un”altra tipologia di volumi e forme,un”altra polifonia, se permettete, un”altra geometria di linee, una festa di ombre e sfumature. Tutta quella diversità a poco a poco ci trasformava, diventavamo più purificati, liberi e belli. Non importava come eri: magro o grasso, di alta o di bassa statura, giovane o anziano, biondo o bruno, triste o allegro – la diversità ci rendeva più attraenti e interessanti. Vi siete mai chiesti: se esistessero solo gli italiani o solo i russi sulla Terra? Io sì… Voluminosità spaziale La Grandezza si trova dovunque: Nell”anima, nella profondità e altezza. Le scoperte si fanno dappertutto, E allo stesso tempo regna il buio. O, se io fossi operatore… O, se io fossi operatore, Girerei un film su Citara, In cui Epomeo si nutri con lo spirito del mattino E le giornate siano piene di gioia. Come navigano le navi di notte, Come la luce della luna trasforma le idee in composizione, Mi dico, emozionato: Silenzio! Appena sentivo la voce del mare blu. Sotto il cielo scopro la realtà, Affascinato dalla natura meravigliosa; Ascolto le voci maestose di Pavarotti E del grande Caruso. E il vento, il diluvio, la tempesta L”eco, il tuono in montagna seguono l”uno dopo l”altro. Eccovi il Sole annuncia l”arrivo del giorno nuovo Ed io sto vicino al cratere ad aspettarti. Fra me e me scandisco le preghiere: Cogliete la bellezza naturale, cantatela! E così il mondo spirituale sarà salvato Con la canzone della Terra, chiusa nella preghiera. Com”è bella e ragionevole la nostra vita, Così diceva giustamente il grande Hegel. Come la ragione è reale, Così anche la realtà è ragionevole. Il giardino “La Mortella” La padrona del monte Punta Caruso Durante il nostro secondo soggiorno sull”isola d”Ischia, al ristorante presso il nostro hotel dove facevamo colazione e cenavamo, avevamo come compagni di tavola due coppie moscovite, una coppia più o meno della nostra età, e l”altra di circa 30 anni. Al tavolo di sinistra c”erano due amiche, sempre moscovite, Tania e Lena, arrivate sull”isola per affari. Come poi sapemmo, lavoravano per un”agenzia turistica. Sembravano molto preoccupate, sempre in tensione, ma quando ci incontravamo, Tania e Lena ci davano dei consigli utili per sfruttare al meglio le nostre ferie sull”isola. La coppia giovane spesso saltava i pasti, ci vedevamo poco. La mia impressione generale su di loro: sono molto gentili, educati e simpatici. Con la coppia anziana all”inizio non avevamo interessi in comune, non parlavamo molto. Si notava che, avendo i nostri coetanei lavorato tutta la vita al Ministero degli Esteri dell”ex Unione Sovietica, erano già abituati ai continui viaggi all”estero, (come dicevo prima, quei viaggi ai tempi sovietici erano accessibili solo a pochi), adesso erano in pensione. E quella volta i loro figli, già adulti e con un lavoro fisso e stabile, gli organizzarono e pagarono quel costosissimo viaggio a Ischia. Di solito, dopo colazione, parlavamo con loro dei nostri programmi della giornata, gli raccontavamo che cosa avevamo visitato e che cosa volevamo visitare. Non c”era molto da dire: quasi tutte le giornate cominciavano con le cure termali nei Giardini di Poseidon, eccezion fatta per la visita all”isola di Procida, poco lontana da Ischia, e la città di Bari. Una volta, verso sera, non ricordo il perchè, io e mia moglie eravamo molto in ritardo per la cena. Ciò nonostante, la coppia ministeriale ci aspettava a tavola senza toccare il cibo, per dirci qualcosa di interessante ed importante. Prima di sederci, come al solito, avevamo dato la buonasera a tutti i compagni di tavola, e quando il nostro sguardo si incontrò con quello della coppia, Irina Semionovna immediatamente pronunciò con note di dolcezza e tenerezza: “Oggi io e mio marito abbiamo visitato due giardini: uno di cactus e un altro botanico. Lo so che preferite i Giardini di Poseidon, ma sicuramente questi due giardini sono degni della vostra visita. Due orette vi basteranno di certo.” La ringraziammo. In realtà, avevamo già sentito parlare di quei giardini, ma dopo quello scambio di frasi con la signora, il giorno seguente, finita la colazione, ci andammo. Si doveva prendere l”autobus 2 alla fermata “i Giardini di Poseidon” verso Ischia- Porto. Avevamo trascorso l”intera giornata nella Mortella e cominciavamo a capire che potevamo restarvi un altro pò per assaporare quella grandezza divina, in quell”oasi dell”oasi. In realtà il giardino la Mortella non era così grande e spazioso come, per esempio, il Giardino Botanico Nikitskij, verso la riva meridionale di Crimea, sul Mar Nero, vicino Jalta, e non come il Giardino Botanico di Sukhumi nel Caucaso del Nord. Questi due giardini sono molto diversi dalla Mortella. Li ho menzionati per farvi capire che ne ho visti molti nella mia vita e che le nostre impressioni sulla Mortella non erano campate per aria ma levigate attraverso molteplici paragoni con altri giardini botanici visitati nel corso degli anni. Ho saputo che la parola “Mortella” significa in italiano un arbusto sempreverde della famiglia delle Mirtacee, più comunemente chiamato mirto, tipico della macchia mediterranea; il frutto a bacca aromatica è usato per insaporire le carni. Per le persone russe che non conoscono l”italiano, la parola suona come qualcosa di affascinante e magico che ti ispira e ti porta ad uno stato di euforia. Verso il termine del nostro soggiorno a Ischia, a Settembre del 2006, prima della visita al giardino botanico, vicino al parco “i Giardini di Poseidon” abbiamo visto un libro sull”isola appena pubblicato, destinato ai turisti in lingua russa. Forse ne ho già parlato, ma il libro è talmente bello che ve lo consiglio assolutamente. Nel descrivere la bellezza dell”isola gli autori trasmettono tanto amore e tanta passione per Ischia, la chiamano “paradiso mediterraneo”. Mi è rimasta impressa una descrizione come questa: “Appena si entra nella Mortella, ci si immerge in un”atmosfera magica”. Io e mia moglie concordiamo pienamente. “Passeggiando lungo le stradine del parco, potete incontrare piccole oasi di verde dove l”acqua fa i suoi giochi di fantasia, ed ammirare piante di rara bellezza e diversità .” Nella Mortella c”è una moltitudine di forme e colori che sembrano cantare una lode all”armonia del mondo, alla pace e alla serenità, e allo stesso tempo lascia lo spazio per bellissime creazioni artistiche ed architettoniche. Fra i capolavori del giardino da notare sono la Cascata del Coccodrillo, una specie di dedica alle ninfe della Fontana Vitto
ria, Ginkgo Bilbao, un pò isolato, sembra regnare sui fiori, camelie in forma mosaica. Solo a ricordare quella bellezza mi sento rilassato, ed ogni dubbio e paura svanisce. Più tempo passeggiavamo per quei luoghi reconditi del giardino, più forte cresceva la voglia in noi di scoprire tutti i segreti e misteri della Mortella, unica ed irripetibile, per provare qualcosa di nuovo, per arrichire il nostro bagaglio di esperienze di qualcosa di positivo. Eravamo pieni di emozioni forti ed intense: sentivamo passare dentro di noi un flusso di bellezza incomparabile che ci aveva stregati, ubriacati e affascinati. Avevamo la sensazione di vivere una fiaba in cui una mano magica ed invisibile, capace di avvertire il nostro stato d”animo, ci accompagnava frettolosamente per farci vedere più cose possibili. Era un mondo fatto d”amore, un pò appartato, dove noi anziani ci sentivamo all”alba della giovinezza in mezzo al giardino divino della Mortella. Abbiamo anche apprezzato l”atmosfera di pace e serenità che regnava alla Sala Thai, da noi ribattezzata “Pergola degli innamorati”. Il giardino “La Mortella” è un esempio di ricco patrimonio culturale e di pluriennale esperienza della scuola inglese di design degli esterni. Pensate che l”idea del parco era nata in un luogo vuoto, infecondo e sterile, nel luogo in cui eruttò l”Epomeo. Fu così che si formò la Punta Caruso, il luogo dove si trova adesso la Mortella, che solo a sentirla pronunciare resto senza fiato! Dobbiamo apprezzare la possibilità di vedere e immaginare il futuro giardino subito, e dopo, a poco a poco, nell”arco di qualche decennio, crearlo, costruirlo e curarlo. La Mortella era stata realizzata da una coppia di coniugi Russel Page. (1901-1984) e Lady Susan; non ci stancheremo mai di ringraziarle per la loro ispirazione, talento, amore e coraggio. Ci piacerebbe sapere che cosa le ispirò a creare quel paradiso sulla Terra! Ci avevano messo l”anima nel parco! Grazie alla loro pazienza e tenacia possiamo ammirare capolavori come Il Tempio del Sole, la Serra delle Orchidee, il Ninfeo, la Voliera… Oppure il Teatro Greco con il suo palcoscenico divino fatto d”aria color celeste, abbracciato calorosamente dal mare brillante, dove senti gli echi delle voci stupende e gli applausi rivolti ai cantanti come Enrico Caruso, Maria Callas, Luciano Pavarotti!.. Intanto il tempo correva veloce e ci avvicinava al concerto di musica per pianoforte nella sala concerti nella casa-museo sul territorio del giardino. Sul palcoscenico cantava una persona di grande talento, Francesco De Gregori, non scorderemo mai la sua sincerità, il romanticismo e l”energia positiva emanata dalla sua voce fantastica. Ascoltammo anche dei brani classici di Chopin e di altri compositori di fama internazionale. La presentatrice del concerto era la padrona del giardino, Lady Susan. Io e mia moglie fummo gli ultimi ad entrare nella sala e occupammo gli ultimi due posti liberi…Guardai in alto e poi verso il palcoscenico, dove c”era lei…Lady Susan… Stava lì, così maestosa con il suo bastone Con le spalle avvolte nel scialle o plaid, Con lo sguardo silenzioso, un pò in basso, Che la rendeva più leggera e pura; O forse la sua schiena dritta e lo spirito caparbio Imperavano e dominavano su di noi. Il suo sorriso e la serenità degli occhi Ci regalavano la sua ospitalità innata. La nostra attenzione era lì, con lei, Già immaginavamo e prevedevamo lo spettacolo divino, Condotto dalla Musa che aveva svegliato il miracolo in noi, Trasformando i simboli d”amore in un codice del mistero. Lady Susan ci salutò in italiano e inglese, alla fine del suo discorso chiese scusa per non saper parlare in tedesco, dato che la maggioranza dei turisti che adorano viaggiare per il mondo e si distinguono per la loro curiosità verso diversità culturali è tedesca. Mi piacerebbe sapere chi viaggia di più: i tedeschi o i giapponesi?!.. Scusate la mia distrazione. Fu così che Lady Susan ci presentò una brava interprete che tradusse il suo maestoso discorso in tedesco. La sala concerti era molto animata, gli applausi esplodevano per Lei, per la padrona del Giardino e del salone, La quale era salita sul palcoscenico Per presentarci il talentuoso musicista. Appena finito il breve discorso, la padrona del giardino, accompagnata da applausi strepitosi, si avviò verso la stanza degli ospiti, dove si era riservata un posto in una comodissima poltrona. E lui bruciava di passione, Pieno di energia e di emozioni forti, sorvolando, spensierato, la Punta Caruso. ?così virtuoso, il pubblico è cieco di estasi. Ma com”è giovane il musicista… Affascinato dalla Musa ispiratrice… Il suo stato d”animo e la bontà Riscaldano i nostri cuori stanchi. Senz”altro, è bravissimo! Urrah! Grazie! Eccoti una costellazione di lodi ed eccoti il Cielo! Eccoti un segno segreto, tutto è benedetto qui. La Natura stessa ci dà il benvenuto. Lode alle costellazioni, ai segni segreti! Ma come siamo affascinati!!! Francesco, con la sua bravura e talento, ci aveva aiutati a mettere in ordine i nostri pensieri, sentimenti ed ammirazione per quello che avevamo visto. Eravamo così tranquilli e rilassati, una sensazione strana per dei moscoviti.. Ci convincemmo profondamente che saremmo dovuti ritornarci, ad Ischia, in quel mondo benedetto e fiabesco, mille volte, fino all”ultimo respiro. Il giardino La Mortella e quella mia sensazione che girava nell”aria, la sensazione di mistero, l”atmostefa del primo amore platonico, mi avevano suscitato mille ricordi, lontani nel tempo, di infanzia e giovinezza, della mia vita studentesca, del periodo in cui collezionavo le fiabe dei popoli del mondo. Naturalmente, conoscevo meglio le fiabe popolari russe e quelle d”autore, per esempio, di Afanasiev e di Bazhov. Tutte le fiabe di Pavel Bazhov si distinguono dal fatto che, quando le leggi, capisci subito la trama e cominci a pensare che tutto ciò che accade nella fiaba sia vero. Ho la stessa sensazione quando rileggo la famosa opera di Nikolaj Gogol, intitolata “Le veglie alla fattoria di Dikanka”, l”opera attraverso la quale riesci a cogliere la bellezza, unicità e musicalità della lingua ucraina, ad apprezzare la vita quotidiana di quei tempi lontani, in cui visse il geniale Gogol. Ed eccoci, io e Nina, di nuovo in Russia, in casa nostra, tutto procede bene…Ma le nostre menti e i nostri cuori sono lì, in Italia, ad Ischia, e se devo essere più preciso, nel giardino La Mortella. In quei momenti il mio pensiero torna alle fiabe di Pavel Bazhov, in particolare “La padrona del monte di rame” e “Il Maestro di montagna”. Il linguaggio delle sue fiabe merita un discorso a parte, in cui padroneggiano la parlata di coloni uraliani dove si specchiano la luce del sole, l”anima umana, il mistero, lo splendore paradisiaco e la bellezza stregante di rarissime pietre preziose e rocce, quelle rocce degli Urali che dividono l”Europa dall”Asia. In quelle fiabe si sente e suona come una bella musica il tema dell”amore e della creatività che sono, a parere dell”autore, inseparabili, intercambiabili e interpenetrabili nella sua affascinante misteriosità. Pensando a quelle fiabe, cominciavo a capire il motivo che spinse Russel Page e Lady Susan a costruire quel monumento d”amore, l”Amore con la A maiuscola. Sto parlando ovviamente del giardino-perla La Mortella. Mi domando: se non ci fosse stato amore fra di loro, che cosa sarebbe sorto al posto del giardino? Grazie ai loro sentimenti veri e sinceri, adesso possiamo ammirare La Mortella… Viva l”amore! Vogliamo ringraziare il Destino per il fatto che al mondo esistono persone che sanno creare con la loro immaginazione
e il loro talento, sulle ali dell”amore, e che sanno impersonare nella realtà le loro idee in tal modo che noi, tutti i popoli della Terra, possiamo vederle, apprezzarle ed ammirarle e diventare migliori… E così la realtà diventa più vicina… Si intravede la traccia del sogno In uno spazio meraviglioso. E possiamo stranamene sfiorare quell”inizio, L”inizio di tutti gli inizi, Dio. La Parola… Eccoli qui l”Amore, la Creatività, le Scoperte, le Conquiste, l”Armonia, la Memoria…Sono come quella coppia, come Lui e Lei, come innamorati che ballano la danza del Destino. Se si potesse percepire la Vita come un contrario alla Morte, definirei la Vita come una scoperta eterna dell”infinito attraverso la Morte.

Adolfo Nikolaev
(Traduzione dal russo: Olga Kalinchenkova)

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