Non solo Piramide

Non solo Piramide

Arrivati via Nilo a Kom-Ombo, all”incirca a metà strada fra Luxor e Assuan, andiamo insieme al resto della comitiva, regolarmente scortata da militari in Kalashnikov e all”immarcescibile guida locale, a visitare il tempio. Di sera i templi sono molto più suggestivi perchè ben illuminati da faretti posizionati ottimamente. Chiediamo alla guida se possiamo visitare il paese e ci sentiamo rispondere che non solo è distante quattro chilometri dal sito archeologico, ma che è vietato visitarlo. “Perchè?” chiediamo “Per motivi di sicurezza. La polizia non vuole! E poi non vi preoccupate non vi perdete niente dato che a Kom-Ombo non c”è niente da vedere.” ci viene risposto. Il resto della comitiva torna sulla nave. Barbara (la mia compagna di viaggio) ed io vogliamo andare a Kom-Ombo. Ovvio.

Raccogliamo notizie in merito da vari personaggi locali. Risulta che non c”è nessun coprifuoco a Kom-Ombo, che si può visitare anche se di bello c”è solo la stazione dei treni. Saranno state le nove di sera. Buio pesto. Agganciamo un furgoncino-taxi e partiamo per Kom-Ombo. Superiamo una sorta di posto di blocco della polizia che divide l”attracco, i baretti e il tempio (la zona turistica insomma) dal resto dell”Egitto. Abbandoniamo la strada che costeggia il Nilo e ci immettiamo in una sgarrupatissima laterale non asfaltata. Sale un distinto ragazzo e stupito ci chiede da dove veniamo, dove andiamo e se abbiamo bisogno di aiuto. Ringraziamo e diciamo che stiamo bene così. Scende. Sale un ragazzino con la bicicletta. Ci chiede da dove veniamo, come ci chiamiamo e stupitissimo cosa ci facciamo lì. Glielo chiedo anch”io cosa ci fa lui lì. E lui imperturbabile ci risponde che sta andando a fumare marijuana con degli amici in città. Può interessà. No grazie, vogliamo solo visitare Kom-Ombo. Ok. Tutto bene? Sì, tutto bene. Intorno è tutto buio, si vedono ombre e rare casette diroccate. Spuntano fuori delle luci da un caffè. Incrociamo poche auto e tutte con i fari spenti. Non è che proprio mi preoccupo, ma non sono tranquillissimo.

Arriviamo a Kom-Ombo: davanti a noi la strada è bloccata da travi e fittoni in cemento. La polizia presidia indifferente. Siamo subito nel cuore della cittadina che è il mercato. Nessuno urla, nessuno sbraita, nessuno ci assale per vendere pezze, tuniche e narghilè, ma tutti ci guardano con due occhi così. Manco fossimo marziani. Un tizio ci si avvicina e ci dice che la polizia è lì. Ok, grazie. Forse pensa che ci siamo persi. Le strade non sono asfaltate e le case sono sfatte, è tutto un gran butta su di roba, gente, animali ovunque. Vediamo la stazione ed è in effetti l”unica cosa nuova del paese, costruita in stile tempio faraonico con tanto di colonnato etc… Attraversiamo i binari, siamo sempre in mezzo al mercato. Praticamente il paese si divide in due parti la periferia che sono agglomerati sparsi di case in tutte le direzioni e il paese vero e proprio che è tutto suk. Ne più e ne meno. Un manipolo di bambini ci segue. Tutti quelli che incontriamo ci salutano. Tanti ci fermano e ci chiedono chi siamo, da dove veniamo etc… Alle volte si fanno un pò stretti e noi tiriamo avanti. Arriva un ragazzotto paffutello, non è vestito in tunica, ma all”occidentale. Ci abborda. Vuole la nostra mail. Gliela diamo. E” simpatico. Si forma un capannello di gente. Lui è molto eccitato per l”incontro. Parla con noi in inglese. Balbetta un pò. Ci chiede che mestiere facciamo. Tiro fuori la balla che sono giornalista. Nonè che sono preoccupato è che penso che ad un giornalista possano, in date circostanze, essere concessi trattamenti con una nota di riguardo. Lui è colpitissimo da ciò. Mi chiede per quale giornale. Zero in Condotta. Bologna. Do you know? No. Si. Beh. La notizia lo esalta. Credo che a questo punto Zic e il Times siano sullo stesso piano. Per lui. E” un giornale occidentale no? Sì. Bene. Ci invita al suo magazzino di frutta. Accettiamo. Anche perchè ci trascina letteralmente. Vuole sapere cosa ne penso dell”Egitto, degli egiziani, e cosa ne penso della guerra. Vuole parlare della guerra. Vuole parlare di politica. Arriviamo e ci fa mettere a sedere su una panca in legno con un tappeto sopra. Ci presenta il vicino di magazzino. E’ un signore anziano inturbantato e serioso. In quanto vicino assume lo status di zio. E così via: tutti quelli che ci presenta o sono cugini, o fratelli, o zii. Ce ne presenta una marea. Da tutto il vicinato vengono a salutarci. Solo uomini, ovvio. Però sulla panca siamo seduti solo Barbara, io, lui che si chiama Assan, suo fratello che poveraccio stava dormendo perchè il giorno dopo deve andare a raccogliere le banane da vendere al mercato e basta.

Su una sedia il vicino-zio-anziano e tutti gli altri seduti per terra intorno a noi. Terra battuta, capanne con alti soffitti e grandi porticati, tutto in legno e cassette sempre in legno con dentro la frutta avvolta in fogli di giornale pronta a partire per i mercati il giorno dopo. Ci preparano il tè. Solo Assan parla inglese. Un pò il fratello che però vuole chiacchierare di musica e mi chiede se conosco questo o quel cantante egiziano. No, no, I”m sorry. Di rimando gli chiedo se conosce Andrea Mingardi, Francesco Guccini e Drupi. Lo zio è più interessato al calcio. Mi ricorda che la nazionale egiziana impattò con l”Olanda 1 a 1 agli ultimi Europei e vuole a tutti i costi che me lo ricordi anch”io. Me lo ricordo, me lo ricordo l”ultimo Europeo. Certo come no, mi fa, le avete buscate in finale con la Francia. Sorrido. Sorride. Assan traduce qua e là e allo stesso tempo cerca di portare avanti il discorso sulla situazione politica. Siamo rimasti che per me gli egiziano sono friendly, molto. Sembra che sia quello che si voleva sentire dire. Traduce. Ne sono tutti contenti. Parlare parla lui, il fratello e lo zio, gli altri ci guardano con gli occhi sbarrati e le bocche semi aperte, come se fossimo un film. Gli chiediamo cosa ne pensa lui della guerra. E’ contento della domanda. Ci dice che le torri gemelle le hanno tirate giù gli israeliani, che Bin Laden non c’entra niente. Gli chiedo perchè Israele avrebbe fatto questo.

Semplice, mi dice, perchè voleva che gli americani facessero guerra contro gli arabi. A che vantaggio? Dice che questo aumenta il potere degli americani in una zona dove hanno scarsa influenza e per quanto riguarda gli israeliani beh, loro sono malvagi dice e vogliono schiacciare gli arabi e quindi hanno tutte le convenienze. Gli chiedo se questa è una sua idea o se è condivisa da altri. Mi risponde che tutti la pensano così. Tutti chi? Qui a Kom-Ombo? Nel resto dell”Egitto? Tutti a Kom-Ombo, questo è sicuro. Tutti noi ci dice e traduce e tutti condividono; e non solo nel resto dell”Egitto, ma tutti gli arabi pensano così. Oh, non t”allargare Assan. Cosa? Niente, niente. Quindi il problema della guerra sta tutto nella questione palestinese, chiedo. Esatto, mi risponde soddisfatto per il fatto che ho colto il nocciolo della questione. Ambè. Mi dice che lui mi dice questo perchè quando torno in Italia lo devo scrivere sul giornale, perchè i giornali occidentali non dicono la verità e quindi io devo dire la verità. Mi chiede cosa ne penso io. Gi&agrav
e;, cosa ne penso? Gli dico che per me l”Egitto è molto importante per gli equilibri internazionali. Che Sadat prima e Moubarak ora hanno avuto e hanno un ruolo importante nel mondo arabo per armonizzarlo con l”occidente e che devono continuare questa strada per il dialogo e la moderazione. Conveniamo che Rabin e Sadat sono stati uccisi perchè volevano la pace. Concludo dicendogli che sono per la pace. Anche lui. Bene. Traduce. Anche gli altri. Benissimo. Gli chiedo come si dice pace in arabo. E lui mi spiega che pace per gli arabi significa…no, no Assan. The meaning of peace. Peace is peace. Ok. How do you say Peace? Peace I say peace. Assan cerca di capire. Voglio dire in arabo. Niente. Ne nasce una querelle che va avanti per dieci minuti e quasi quasi litighiamo, con ognuno di noi che interviene e salta sulle parole dell’altro senza lasciarlo finire. Niente geopolitica Assan è una cosa stupida lo so, ma voglio solo sapere come si dice pace in arabo. Niente. Italiano Pace. English Peace. Israel Shalom. Arab??? Non va. Mi pianta su un casino sul valore etico della pace. Ho capito Assan. Siamo in stallo. Rimaniamo che pace in arabo si dice Peace. Peace is Peace. Va bene. Lampo di genio del fratello musicologo: Saalam. Ohhh. Bene. Siamo tutti soddisfatti. Ci accompagna alla strada principale. Ci fa salire su una macchina e ci dice che dobbiamo tornare e che quando saremo di nuovo a Kom-Ombo di cosa dobbiamo chiedere? “Assan bananas”. Risposta esatta. E” soddisfatto. Gli chiedo se c’è una cosa che non va in Egitto. Capisce nella sua vita. Va ben lo stesso. Non trova una fidanzata che gli piace. Ci dice. E una cosa che va bene? Ah, sorride, il fatto di incontrare gente nuova, di altri paesi e la possibilità di parlare con loro di cose che gli stanno a cuore. Anche a noi Assan, anche noi.

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