Visitare Viareggio: quattro ottimi motivi

Una vacanza a Viareggio, sorta di “capitale” di quella terra sospesa fra mar Tirreno e Alpi Apuane che è la Versilia regala ad ogni visitatore ben più di un motivo per ricordare con piacere la permanenza in questa cittadina di mare.

Primo fra tutti il lungo arenile, suddiviso in due dal celeberrimo porticciolo che consente l’ingresso alla Darsena.
La spiaggia di sabbia della costiera viareggina è particolarmente suggestiva nel tratto, lungo circa 4 kilometri, che separa Viareggio dall’abitato di Torre del Lago: è la parte di costa più selvaggia, quella in cui la folta pineta arriva quasi a lambire il mare, e non ci sono stabilimenti balneari, ma solo una distesa di spiaggia libera cui si accede dai numerosissimi campeggi che punteggiano il Viale dei Tigli.

Porto di ViareggioIn secondo luogo il porto, vanto della città di Viareggio, che da sempre esalta con fierezza la sua vocazione marinara. Simbolo indiscusso di questa dimensione marittima è il celeberrimo “molo”, segnalato alla sommità da un piccolo faro che indica l’ingresso alla rada del porto.
Il molo, che d’estate è affollato dall’intenso passeggio di turisti e viareggini, consente l’ingresso alle Darsene del porto, là dove nascono o semplicemente stazionano i monumentali yacht sfornati dai cantieri viareggini, e che nella loro imponenza rappresentano una delle maggiori attrazioni per i curiosi a passeggio nella zona del porto.

Visitare Viareggio Terzo viene il Liberty, lo stile tipico degli inizi del Novecento che rappresenta la vera cifra architettonica di questa cittadina che, proprio in quel periodo conobbe il massimo dello splendore.
Il liberty si vede nelle architetture delle villette private, nelle volute dei locali d’epoca sulla passeggiata e, soprattutto, nella facciate dei prestigiosi hotel a Viareggio che guardano il lungomare.

Quarto e ultimo non poteva mancare la cucina di pesce viareggina, forte di una lunghissima tradizione che vede protagonisti il “pesce povero” che i pescatori da secoli tirano in barca notte dopo notte.
Cucina povera e creativa, dunque, nata per fare di necessità virtù, usando pesci di poco valore per ottenere piatti che sono diventati col tempo “mitici”. Un esempio su tutti: il magnifico fritto di paranza, cucinato con la tradizionale aggiunta dei pesciolini minuscoli e pieni di lische, che da sempre si friggono interi, e si mangiano con la testa e tutto.

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